Cantiere del Campus del Mare in via Atratina: lavori in dirittura finale. Lomoro e Spadolini: “Progetto innovativo, strategico, lungimirante … che costruisce il Futuro”

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Ingegner Lomoro siamo in dirittura finale per i lavori in via Atratina?
Assolutamente sì, siamo ormai in dirittura finale.
Le opere interne dell’istituto, sia quelle edili sia quelle impiantistiche, sono state completate. Sono stati inoltre montati i laboratori e gli scenari previsti, mentre il personale tecnico specializzato sta ultimando le ultime attività di programmazione e configurazione del software.
Parallelamente, all’interno della struttura è già iniziato l’allestimento degli arredi, per cui gli ambienti stanno progressivamente assumendo la loro configurazione definitiva.
Dopo la breve pausa estiva sono riprese anche le lavorazioni esterne, che riguardano principalmente la sistemazione dell’accesso pedonale e carrabile da via Maresca, il completamento delle pavimentazioni e la realizzazione dei basamenti destinati alle cabine elettriche.
Per queste ultime è previsto il montaggio nei primi giorni di settembre. Con la posa delle cabine e il completamento delle relative opere i lavori potranno considerarsi ultimati.
A quel punto rimarrà principalmente da attendere il completamento dell’iter relativo all’aumento della fornitura elettrica, necessario per poter disporre della potenza definitiva richiesta dall’istituto. Nel frattempo, la struttura potrà comunque iniziare a operare utilizzando la potenza elettrica attualmente disponibile, organizzando le attività in modo da contenere il fabbisogno energetico fino alla disponibilità della potenza definitiva.
In sintesi, siamo ormai nella fase conclusiva: l’obiettivo è completare tutte le opere entro il mese di settembre, restando poi da espletare le pratiche relative all’agibilità del complesso.

Architetto Spadolini qual è il bilancio finale di questo progetto?
Il bilancio del progetto è sicuramente positivo. Siamo arrivati alla fase conclusiva di un intervento complesso, che ha richiesto il coordinamento di numerose attività, sia sotto il profilo amministrativo che edilizio e impiantistico comprese le attività relative all’installazione delle attrezzature, la programmazione dei sistemi e l’allestimento degli ambienti.
Oggi possiamo dire che la parte più importante del percorso è stata completata: gli spazi sono realizzati, gli impianti sono ultimati, i laboratori sono in corso di installazione.
Il progetto ha richiesto un’attività costante di coordinamento tra le diverse professionalità e imprese coinvolte, affrontando e risolvendo, nel corso dei lavori, le problematiche che inevitabilmente emergono in un intervento di questa complessità.
Il risultato finale è quindi particolarmente significativo perché non si tratta semplicemente della conclusione di un cantiere, ma della realizzazione di una struttura pensata per diventare pienamente operativa e funzionale alle attività dell’ITS Academy Caboto.

Architetto Spadolini, a suo parere, qual è l’aspetto più interessante del Campus del Mare?
Secondo me l’aspetto più interessante da evidenziare è la sua capacità di unire formazione, tecnologia e rapporto con il territorio e con il mare.
Non è semplicemente una nuova struttura didattica: è un progetto che punta a creare un polo specialistico dedicato alla formazione professionale e alle attività connesse al settore della blue
economy.
In particolare, trovo interessante il passaggio dalla semplice ristrutturazione di un edificio alla costruzione di un ambiente formativo altamente tecnologico, con laboratori e scenari che permettono agli studenti di confrontarsi con situazioni operative molto vicine alla realtà professionale.
In sintesi, l’aspetto più interessante del Campus del Mare è proprio quello di aver trasformato un intervento edilizio in un progetto formativo: una struttura tecnologicamente avanzata, strettamente legata al mare e al territorio, pensata per formare professionalità concrete e immediatamente spendibili nel mondo del lavoro.

Architetto qual è stata la maggiore soddisfazione di questo progetto?
La maggiore soddisfazione, dal punto di vista professionale, è probabilmente vedere trasformarsi un progetto complesso, nato sulla carta, in una struttura concreta, funzionante e capace di avere un’utilità reale per il territorio e per gli allievi che la frequenteranno.
La soddisfazione più grande è stata vedere prendere forma, passo dopo passo, un progetto nel quale abbiamo creduto fin dall’inizio. Per noi professionisti non è solo la conclusione di un lavoro tecnico: è la consapevolezza di aver contribuito alla realizzazione di una struttura innovativa, destinata a formare giovani e a creare nuove opportunità per il territorio. Vedere oggi gli spazi, i laboratori e le tecnologie pronti a diventare operativi dà un significato particolare a tutto il lavoro fatto.

Ingegner Lomoro: sinergia pubblico – privato: un modello che ha funzionato. Perché?
La sinergia pubblico-privato, in questo caso, ha funzionato soprattutto perché le due componenti hanno avuto ruoli diversi ma complementari.
Il pubblico ha contribuito al finanziamento di una parte dell’intervento attraverso i fondi PNRR, creando le condizioni per avviare un progetto importante per il territorio. Ma è stato il privato, e nello specifico la d’Amico Società di Navigazione S.p.A., a fare un passo ulteriore, mettendo in campo risorse proprie e una forte capacità organizzativa.
La d’Amico ha saputo utilizzare in modo oculato le risorse disponibili, individuando una squadra tecnica adeguata, capace di sviluppare e poi realizzare concretamente il progetto. A questo si sono aggiunte una programmazione attenta, una visione di lungo periodo e, soprattutto, la
disponibilità a investire risorse proprie per finanziare una parte significativa dell’intervento.
È proprio questo, a mio avviso, l’elemento più interessante del modello: il finanziamento pubblico non è stato considerato come un punto di arrivo, ma come l’opportunità per costruire qualcosa di più importante. Il privato ha avuto la lungimiranza di investire ulteriormente, assumendosi responsabilità e mettendo a disposizione risorse, competenze e capacità gestionale.
Il risultato dimostra quindi che, quando le risorse pubbliche vengono accompagnate da un privato capace di investire, programmare e assumersi responsabilità, è possibile moltiplicare il valore dell’intervento e realizzare un’opera che va ben oltre il semplice utilizzo del finanziamento iniziale.

Ingegner Lomoro qual è stata la maggiore difficoltà di questo progetto?
La maggiore difficoltà del progetto non è stata tanto l’esecuzione materiale dei lavori, quanto la capacità di trasformare un finanziamento pubblico parziale e un investimento privato in un intervento unitario, tecnicamente complesso e concretamente realizzabile. In particolare, è stato necessario coordinare esigenze, risorse e tempi diversi, facendo sì che la parte finanziata con fondi PNRR e quella sostenuta direttamente dalla d’Amico Società di Navigazione S.p.A. confluissero in un unico progetto, mantenendo coerenza, qualità e funzionalità dell’intervento.
A questa complessità si è aggiunta la necessità di rispettare le stringenti tempistiche imposte dal finanziamento pubblico, particolarmente impegnative all’interno di un intervento misto pubblico-privato, nel quale le diverse procedure, responsabilità e modalità di finanziamento dovevano procedere in modo coordinato. È stata quindi determinante la capacità organizzativa della d’Amico, la scelta di una squadra tecnica adeguata, una programmazione rigorosa e, soprattutto, una visione lungimirante, capace di utilizzare in modo oculato le risorse disponibili e di trasformarle in un’opera concreta

Ingegner ci può dire la cosa che ha apprezzato di più?
La cosa che ho apprezzato di più è stata la capacità di unire l’efficacia dell’intervento alla valorizzazione del territorio, in un ambiente caratterizzato da grande positività, collaborazione e attenzione al contesto. Ho apprezzato la disponibilità delle istituzioni, che hanno saputo accompagnare il progetto con attenzione e spirito costruttivo. A questo si è aggiunta la professionalità, la competenza e la disponibilità delle imprese coinvolte, che hanno affrontato le diverse fasi del lavoro con senso di responsabilità e capacità anche di fronte alle inevitabili difficoltà. È stato proprio questo clima di collaborazione, unito alla capacità organizzativa e alla visione del soggetto privato, a consentire di trasformare un’importante opportunità in un risultato concreto e positivo per il territorio.

Ingegner Lomoro e architetto Spadolini vi chiedo una parola e un aggettivo per definire il Campus del Mare…
La parola che ci viene spontanea per definire il Campus del Mare è “Futuro”, perché guarda innanzitutto al futuro professionale dei giovani.
È un progetto che offre formazione, competenze e concrete opportunità di crescita in un settore strategico per il territorio.

Come aggettivi ne avremmo 3:

  • “innovativo”: perché interpreta in modo moderno le esigenze della formazione e del lavoro.
  • “strategico”: perché crea un collegamento diretto tra giovani, imprese e territorio.
  • “lungimirante”: perché investe oggi sulle professionalità di cui avremo bisogno domani.

Tutti e tre riportano alla parola “Futuro”: un futuro costruito attraverso competenze, opportunità e visione.

Il vostro augurio?
Il nostro augurio è che l’ITS Academy Giovanni Caboto possa rappresentare un esempio virtuoso da replicare, non solo a livello territoriale, ma anche in altri contesti. Ci auguriamo che possano nascere altre realtà capaci di investire concretamente nella formazione e nel futuro dei giovani, grazie anche a imprenditori altrettanto lungimiranti, coraggiosi e attenti al bene dei giovani e del territorio. Perché quando istituzioni, imprese e formazione lavorano insieme, si crea un modello capace di generare opportunità, occupazione e sviluppo.

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